Vorremmo proporre una riflessione, prendendo spunto da una frase che ormai viene ripetuta come un ritornello dai seguaci di Matteo Salvini, detto "il Capitano": si ai profughi "veri", no ai "clandestini".
Di primo acchito, questa affermazione farebbe pensare a un cambio di approccio da parte dei leghisti, che nel corso di questi anni ci hanno abituati a campagne esasperanti contro gli stranieri in generale e contro alcune categorie in particolare (nomadi, romeni, islamici, ecc.).
Ma se si vuole andare a fondo alla questione, è necessario dire che, nel caso dei richiedenti asilo o profughi, questa frase si scontra contro una montagna di implicazioni.
Prendiamo ad esempio il caso degli sbarchi sulle coste del sud Italia, che vede protagonisti stranieri generalmente originari dei paesi sub sahariani che, per giungere in Europa, passano dalla Libia.
Poichè il diritto d'asilo è un diritto individuale, la sua effettiva necessità va valutata singolarmente. Ogni straniero che fa richiesta deve essere ascoltato e, se si vuol fare seriamente questo lavoro, per ognuno occorre stabilire se è meritevole di protezione.
Stando ai numeri forniti dal Ministero degli Interni, nel 2014 il 60% dei richiedenti hanno ottenuto almeno una forma di protezione internazionale. Nel primo semestre del 2015 questa percentuale si attestava intorno al 50% (fonte: Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2015 - ANCI, Caritas Migrantes, SPRAR).
Questo vuol dire che decine di migliaia di persone hanno visto riconosciuto il loro diritto a non essere rispedite nei loro paesi, dove rischierebbero violenze e persecuzioni.
Per i novelli "moderati", però, non conta che a tante persone venga riconosciuta la necessità di protezione, no, loro si scagliano contro la restante parte di stranieri che si vedono negare questo diritto, perchè per Lega Nord, Fratelli d'Italia e camerati vari, il fatto stesso di essere "clandestini" fa di questi uomini dei potenziali criminali...
Ma cosa propongono in concreto per risolvere questo problema?
Alcuni spregevoli personaggi vorrebbero sparare e affondare i barconi in mare. Fosse per Bonanno, poi, occorrerebbe posizionare del filo spinato elettrificato lungo i confini comunali! In passato, il ministro degli Interni Maroni aveva usato un metodo meno cruento, ma altrettanto disumano: il respingimento collettivo. Nel 2009, senza alcuna seria valutazione sulla provenienza, circa 200 stranieri somali ed eritrei, tra cui bambini e donne in stato di gravidanza, furono respinti verso la Libia. Per questa decisione l'Italia fu condannata dalla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo.
Altri preferiscono genericamente fomentare panico tra la gente, agitando lo spauracchio dell'invasione, che addirittura sarebbe orchestrata dall'ISIS.
Qualcuno più raffinato propone di intervenire in Nord Africa, allestendo campi di accoglienza, soccorso e riconoscimento. Ma tutto questo si scontra pesantemente con la realtà dei fatti: la Libia è lontana dall'avere un governo stabile ed è in mano a numerose fazioni l'un contro l'altra armata e, come si diceva in apertura, è proprio questo territorio che è diventato il corridoio preferenziale per poter raggiungere la frontiera della Fortezza Europa.
Chi propone strategie difensive (blocco delle frontiere, respingimenti, ecc.) sa benissimo che il risultato non sarà una diminuzione del flusso migratorio, ma un peggioramento delle condizioni di vita. Moriranno più persone durante traversate sempre più a rischio, e molte altre saranno costrette alla clandestinità, divenendo meno controllabili e facili prede della criminalità organizzata (che non abbiamo avuto bisogno di importare, essendone noi in Italia già ben forniti). L'abolizione del reato di clandestinità, insieme con una seria -e non demagogica- politica comunitaria permetterebbe di regolare i flussi migratori, di intervenire, laddove possibile, con accordi internazionali volti a migliorare le condizioni di vita in loco, soprattutto per i migranti economici. Ma per fare questo servono politici che usino - bene - la testa, e non che rincorrano slogan populisti.

LETTERA SOTTOSCRITTA DA:
Francesco Altomonte, Annalisa Bargiga, Ronnie Bonomelli, Chiara Cantarelli, Sara Carboni, Catherine Caruso, Stefano Delzoppo, Massimo di Bari, Teresa Doria, Sebastiano Mandica, Giuseppe Marras, Andrea Moroni, Giuliana Murgia, Gloria Nucera, Giovanni Pannone, Alessio Pitasi, Elisa Rao, Davide Trincherini

 

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