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VOGOGNA 03-10-2015 - Settimana da "lavori in corso", non solo metaforici, questa a Montecitorio. Con un esame chiuso

a mezzanotte di mercoledi, in commissione abbiamo varato la riforma del codice degli appalti e delle concessioni pubbliche, che ora passa in aula a metà ottobre, Una riforma importante, nella quale da capogruppo ho svolto una continua azione di coordinamento e di mediazione. Grazie a questa legge delega, si pone fine  alla stagione del regolamento che affidava a quasi mille articoli normativi la regolazione di un settore che ha bisogno di flessibilità e velocità. A cui si aggiungono alcuni elementi qualificanti dell’azione del Pd di commissione: l’introduzione obbligatoria del dibattito pubblico con il coinvolgimento delle comunità locali, le clausole sociali  per garantire la stabilità del personale impiegato in caso di passaggio dal regime delle società in house al mercato, l’aumento della quota di mercato nel campo delle concessionarie autostradali, il ruolo decisivo dell’ANAC nei controlli e nell’emanazione delle linee guida, il rispetto del voto popolare in materia di concessioni nel settore idrico, la riduzione del numero delle stazioni appaltanti a livello di unione dei comuni, la specifica disciplina  per le concessioni  industriali in autoconsumo da fonti rinnovabili, l’ attenzione che abbiamo assicurato alle micro, piccole e medie imprese, solo per citarne alcuni. E, soprattutto, l’espresso superamento della legge obiettivo che alla fine di questo percorso finirà negli archivi, con la sua stagione di inefficienze e di sprechi. Tutte innovazioni con il “copyright” democratico, che hanno impegnato molti colleghi con competenza e capacità tradotti quasi tutti in emendamenti a prima firma mia. Un lavoro  nel quale l’attività della collega Raffaella Mariani come relatrice è spiccata per professionalità e imparzialità, che configura una volta di più il Pd come il partito del cambiamento e dell’innovazione, attento all’interesse generale, all’ammodernamento del paese.

Dentro tanti momenti di vita spicciola, la settimana è stata caratterizzata da un passaggio a suo modo storico: i funerali di Pietro Ingrao, tenutisi in piazza Montecitorio di fronte all'ingresso principale della Camera da lui presieduta dal 1976 al 1979. Mi ha fatto riflettere un passaggio dell'orazione funebre, tenuta da Alfredo Reichlin, un altro "grande vecchio" del Pci, che dall'alto dei suoi 91 anni continua ad essere una delle intelligenze politiche più vive del Paese: " della parola sinistra, io sento rinascere il bisogno di uomini che pensano e guardano lontano, che sanno che il vecchio non può più e il nuovo non c'è' abbastanza. E si interrogano su come riempire questo vuoto". Pensare e guardare lontano, emanciparsi dalla malattia del presentismo della quale siamo affetti credo sia una delle strade essenziali attraverso la quale la Politica potrà ritrovare la sua naturale collocazione,oggi scalzata dai poteri finanziari, mediatici e tecnici.

Ritornando sulla Terra, ci lasciamo alle spalle anche una settimana di lavoro sul tema prefetture, per il quale abbiamo insieme ad altri colleghi democratici delle province interessate, incontrato la ministra Madia per rafforzare il concetto a noi caro: non ci interessano le poltrone dei prefetti, ma i servizi ai cittadini. E siccome oggi la legge stabilisce che i servizi vanno dove vanno le poltrone, bisogna cambiarla! L'obiettivo è creare in ogni territorio un ufficio decentrato unico dello Stato, che coordini i vari livelli delle amministrazioni, in modo che si posa coniugare efficienza e tutela dei cittadini. C'è spazio per lavorarci, e ci lavoreremo.

Esattamente come per le Poste, dove sul finire di settimana ho avuto una personale soddisfazione: l'intervento diretto di Palazzo Chigi che ha "stoppato" l'avvio della consegna a giorni alterni della corrispondenza nel 25% del territorio nazionale, come Poste Italiane intendeva fare nel processo di parziale privatizzazione avviato. Ho spiegato un concetto basilare, su cui Poste fa lo gnorri: la consegna della corrispondenza è un servizio pubblico, per il quale lo Stato dà una concessione e per la quale versa soldi (300 milioni all'anno) per la garanzia del servizio universale. Se Poste sostiene che nel 25% del territorio nazionale (soprattutto montano e rurale) non c'è più mercato, lo deve dimostrare con dati oggettivi validati dall'Autorità di Controllo. Perchè altrimenti, lo Stato deve dare soldi e concessione a qualcun'altro, visto che il servizio deve essere assicurato. E' stato importante l'intervento del governo, e ora abbiamo tre mesi per lavorarci dentro.

Nel frattempo, continua il lavoro coi tecnici del Ministero dell'Economia per porrre mano a quella "tempesta perfetta" che sono le finanze della Provincia del VCO, dentro il quadro di un'indispensabile rivisitazione dei tagli alle province che dovrà essere fatta in legge di stabilità. Su questo ultimo tema, che terrà banco nelle prossime settimane, ci torneremo. Per ora, resta la soddisfazione di aver contributo ad evitare il dissesto della nostra provincia (grazie anche al lavoro intenso di Aldo Reschigna e Stefano Costa), con la speranza che anche i diretti beneficiari di questo lavoro (ad iniziare da qualche dirigente provinciale che ha inviato una lettera incredibile e incommentabile sulla vicenda pulizia neve) inizino a remare nella direzione della risoluzione dei problemi anzichè nella direzione opposta.

Buona settimana a tutti

Enrico

PS: ho letto che qualcuno non ha colto il senso ironico nella mia affermazione della scorsa settimana, relativa alle "cosette di casa nostra". Mi sono tornate alla memoria due frasi di due straordinari intellettuali, che dedico a tutti quelli che sanno che la vita va presa con un sorriso. "L'umanità -diceva Oscar Wilde- si prende troppo sul serio, è il peccato originale del mondo. Se l'uomo delle caverne avesse saputo ridere, la Storia avrebbe preso un altro corso". E, sul tema, Victor Hugo chiosava: "La libertà comincia dall'ironia". Auguri a tutti.

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