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DOMODOSSOLA 24-01-2016 - Scrivo le prime note di questa rubrica del 2016 dall'auto

che mi porta a Lubjiana, in Slovenia, dove lunedì e martedì parteciperò alle giornate di lancio della "Strategia Macroregionale Alpina" dell'Unione Europea. Si tratta di un risultato importante, per il conseguimento del quale ho lavorato (ovviamente insieme a moltissimi altri!) sin dalla mia esperienza di membro del Comitato delle Regioni della UE (il parlamentino degli enti locali europei) tra il 2002 e il 2010. È' la prima volta che i temi della montagna e delle Alpi entrano nel "software" europeo, e in omaggio al principio di sussidiarietà molta responsabilità verrà data alle Regioni per attuare misure nel campo dello sviluppo sostenibile, della connettività, della tutela culturale e ambientale. Non nascondo un po' di preoccupazione per l'approccio delle Regioni italiane, che attorno a questa strategia da una parte sembrano vagheggiare improbabili riordini istituzionali alla Gianfranco Miglio e dall'altra appaiono piuttosto distratte e con il rischio della ricaduta burocratica dietro l'angolo. In realtà la Strategia Macroregionale Alpina non è né un surrogato della Padania, ne' un minestrone dal quale attingere di tutto e di più. È una politica, su pilastri molto chiari, per assicurare il coordinamento delle azioni europei, statali, regionali e locali sulle Alpi. Per evitare confusioni, ho promosso nell'ottobre 2014 una risoluzione in Parlamento che ha impegnato il governo ad adoperarsi affinché tale Strategia sia intesa al superamento degli svantaggi strutturali delle aree alpine, lavorando sulle questioni della fragilità dell'ecosistema, dello sviluppo sostenibile e delle culture transfrontaliere. La risoluzione chiarisce che la strategia alpina deve favorire, in sede di attuazione, mutui benefici alle aree montane e ai territori circostanti, avendo cura però di evitare squilibri a vantaggio delle grandi aree metropolitane. La responsabilità ora è soprattutto in capo delle Regioni: dovremo vigilare, stimolare e supportare affinché siano all'altezza del loro compito.
Per il resto, settimana scivolata via tra unioni civili, bonifica di Pieve Vergonte e vicenda,università islamica di Omegna. Sulle prime sto lavorando all'interno di gruppo e partito per una mediazione che ci consenta di colmare un ritardo a riguardo di questo argomento, senza confusioni giuridiche tra convivenza e matrimonio e senza il rischio di aprire impropriamente la strada alla maternità surrogata, vero e proprio attacco alla dignità della donna e ai diritti dei bambini. Bisogna lavorare per unire e non per dividere. Arriveremo a una sintesi di diritti per tutti. Ci si deve dotare di uno spirito di larghe vedute evitando, però, di creare solchi tra gli italiani e raggiungere finalmente ad una legge che dia la giusta dignità alle unioni civili. Sono convinto che ci riusciremo.
Su Pieve Vergonte, è stata la settimana del sopralluogo della Commissione Parlamentare sul ciclo dei rifiuti, che ha potuto constatare sul campo l'andamento dei lavori e che suggerira' al governo migliori procedure, con particolare riguardo anche alla prosecuzione dell'attività industriale di Hydrochem. Il 2016 sarà l'anno delle opere sul campo: spostamento del rio Marmazza e realizzazione del nuovo argine di Vogogna, per un appalto di quasi 60 milioni di euro. Le carte sono tutte a posto, finalmente si parte!
Sulla vicenda della fantomatica Università Islamica, la mia interrogazione ha già sortito i primi effetti. Si è intanto chiarito che non esiste nessuna autorizzazione del Ministero ad un ateneo di questo tipo, ne' è chiaro il motivo per il quale si farebbero non meglio precisati corsi di laurea per conseguire titoli di studio non riconosciuti (e quindi non spendibili)in Italia. Così come non è per nulla chiaro con quali capitali si sostengano iniziative simili. Mi chiedo, quindi, di che cosa stiamo parlando. Forse, visto il periodo dell'anno, si tratta di uno scherzo. In ogni caso, meglio chiarire.
Buona settimana a tutti,

Enrico

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